Studio Legale Capasso 

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Indennità di accompagnamento – ricorso contro il diniego dell’INPS

 

L’indennità di accompagnamento è una prestazione economica destinata alle persone affette da gravi patologie che determinano una condizione di non autosufficienza.

Si tratta di una delle prestazioni assistenziali più rilevanti previste dall’ordinamento, poiché è finalizzata a sostenere le persone che necessitano di assistenza continua nelle attività quotidiane.

Quando la Commissione medico-legale dell’INPS nega il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento è possibile proporre ricorso davanti al Tribunale per ottenere una nuova valutazione.

 

I requisiti per l’indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta quando la persona si trova in una delle seguenti condizioni:

– impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
– incapacità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita con conseguente necessità di assistenza continua.

La prestazione non è subordinata a limiti di reddito e viene riconosciuta indipendentemente dall’età del richiedente.

 

La differenza tra invalidità al 100% e accompagnamento

Il riconoscimento dell’invalidità civile al 100% non comporta automaticamente il diritto all’indennità di accompagnamento.

Quest’ultima richiede infatti la dimostrazione di una condizione di non autosufficienza, cioè l’impossibilità di svolgere autonomamente le attività fondamentali della vita quotidiana.

Proprio su questo aspetto si concentrano spesso le controversie giudiziali.

 

I casi più frequenti di diniego

Il diniego dell’indennità di accompagnamento può derivare da diverse circostanze, tra cui:

– valutazioni restrittive della condizione di non autosufficienza;
– documentazione sanitaria ritenuta insufficiente o non aggiornata;
– sottovalutazione dell’incidenza complessiva di patologie multiple.

In molti casi il ricorso giudiziale consente di ottenere una nuova valutazione più approfondita della situazione sanitaria.

 

Il procedimento giudiziale

Anche per le controversie relative all’indennità di accompagnamento si applica la procedura prevista dall’art. 445-bis c.p.c.

Il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio incaricato di valutare la situazione sanitaria del ricorrente.

La consulenza medico-legale rappresenta il momento centrale del procedimento e si basa sull’esame della documentazione clinica e sulla visita diretta della persona interessata.

 

L’importanza della documentazione clinica

Per dimostrare la condizione di non autosufficienza è fondamentale presentare una documentazione sanitaria completa e aggiornata.

Relazioni specialistiche, certificazioni mediche e documentazione clinica devono evidenziare in modo chiaro le difficoltà della persona nello svolgimento delle attività quotidiane.

 

Valutazione preliminare del caso

Prima di intraprendere un ricorso è opportuno verificare attentamente il verbale sanitario e la documentazione medica disponibile.

Una valutazione preliminare consente di comprendere se vi siano i presupposti per un’azione giudiziale e di impostare correttamente il procedimento.

 

Contatti

Per una valutazione preliminare del verbale INPS e della documentazione sanitaria è possibile contattare lo studio nella pagina dei contatti per fissare un appuntamento.